PROFESSIONI SANITARIE IN FARMACIA: CONTESTO NORMATIVO

  Sin dal 1934 il Legislatore italiano ha riconosciuto a chi ha conseguito più lauree o diplomi nelle materie sanitarie il diritto di esercitare cumulativamente le relative professioni. Questo principio vale per tutte le professioni sanitarie, ad eccezione della professione del farmacista (“l’esercizio della farmacia non può essere cumulato con quello di altre professioni o arti sanitarie”: così recita l’art. 102 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie del 1934).

  Questo divieto di cumulo riguardante i farmacisti è stato dettato dalla preoccupazione di evitare l’insorgere di un conflitto di interessi tra il ruolo di chi professionalmente vende medicinali e dispositivi medici (appunto il farmacista) e chi professionalmente prescrive o consiglia l’acquisto dei suddetti medicinali e dispositivi (altri professionisti sanitari).
Proprio per scongiurare il pericolo di incorrere nel conflitto di interessi di cui sopra, la norma citata è sempre stata interpretata in maniera molto rigorosa: nel senso che il divieto di cumulo della professione di farmacista con altre professioni sanitarie è sempre stato inteso in senso “pieno”, sia soggettivo (il farmacista non può svolgere alcuna altra professione sanitaria), che oggettivo (all’interno della farmacia non è possibile svolgere alcuna altra professione sanitaria). Peraltro, in tempi recenti si è passati ad un’interpretazione meno rigida del divieto in questione. Una nuova giurisprudenza, attenta alle esigenze di liberalizzazione del mercato che si sono sviluppate negli ultimi tempi, ha manifestato la propria apertura sancendo che il divieto di cumulo va applicato nei soli limiti in cui esso sia funzionale ad impedire il conflitto di interessi di cui si è appena detto: impedire cioè che il medesimo soggetto (farmacista) allo stesso tempo prescriva e venda medicinali, o che all’interno della farmacia si svolgano attività sanitarie da parte di soggetti abilitati alla prescrizione di medicinali. Al di fuori da queste due ipotesi, secondo la giurisprudenza di cui si è detto, non potrebbero ritenersi aprioristicamente vietati né il cumulo della professione di farmacista con altre professioni sanitarie, né l’esercizio all’interno della farmacia di professioni sanitarie diversa dal farmacista.

  L’ideale sarebbe stato che questa interpretazione giurisprudenziale “evolutiva” dell’art. 102 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie venisse recepita dalla legge, di modo che la disciplina della materia risultasse normativamente fissata una volta per tutte, garantendo così uniformità di applicazione e parità di trattamento su tutto il territorio nazionale. L’occasione buona per trasfondere la novità in questione in un testo di legge si è presentata al momento dell’entrata in vigore della legge n. 3 del 2018 in materia, tra l’altro, di riordino delle professioni sanitarie. Tuttavia, malgrado il disegno della suddetta legge prevedesse il recepimento degli sviluppi giurisprudenziali sopra descritti, la versione definitiva del testo del provvedimento non ha recepito alcunché.

  Ad oggi, perciò, deve continuare a ritenersi pienamente efficace il divieto sancito dall’art. 102 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie (a norma del quale il farmacista non può svolgere alcuna altra professione sanitaria, né consentire l’esercizio di altre professioni sanitarie all’interno della propria farmacia). E’ vero che alcune recenti sentenze sembrerebbero aver “ammorbidito” il divieto in questione, ma si tratta pur sempre (e soltanto) di un orientamento giurisprudenziale, e non già di una norma di legge: ragion per cui ogni applicazione del divieto nel senso “evolutivo” sopra visto (ossia ogni commistione della professione di farmacista con altre professioni sanitarie) impone la massima prudenza.

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